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Due chiacchiere con la Dott.ssa Piera Ceccarelli, insegnante ai tempi del Covid-19.

29-05-2020 17:46 - Società e Costume
In questi mesi di reclusione forzata a causa del Covid_19 gli studenti di tutta Italia e i docenti hanno dovuto affrontare una esperienza del tutto nuova e imprevista.
Come hanno vissuto gli insegnanti questa nuova forma di insegnamento on-line?
Ne ho parlato con la Professoressa di Scienze e matematica Piera Ceccarelli, scuola secondaria di primo grado che insegna a S. Giuliano Milanese, una delle prime zone Italiane colpite dal Covid.

D. Come è stato insegnare in questo periodo di reclusione forzata?
R. Una esperienza ovviamente nuova, improvvisa e pesantissima. Abbiamo ricevuto l'avviso di lockdown nel giro di un paio di giorni dai fatti di Codogno, questo ci ha colti di sorpresa.
All'inizio non pensavamo durasse cosi tanto quindi la prima settimana abbiamo fatto dei ripassi, poi ci sono state le proroghe ed infine l'ordinanza, li abbiamo capito che la situazione era grave.
Ci siamo dovuti organizzare, la scuola, gli insegnanti e gli alunni soprattutto quelli sprovvisti di ausili tecnici.

D. In che modo?
R. Prima di tutto attraverso la piattaforma virtuale, per fortuna io avevo già le classi virtuali e mi sono trovata avvantaggiata, all'inizio facevo dei video con le spiegazioni ma pian piano ho preferito le lezioni in video conferenza. Ho separato gli alunni in base alle fasce di apprendimento per non lasciare nessuno indietro. Nella mia classe ci sono diversi alunni extracomunitari e per loro sarebbe stato molto difficile seguire il passo con le lezioni video.

D. Quali sono state le difficoltà tecniche?
R. Tantissime difficoltà tecniche, i collegamenti internet lenti e disturbati, molti alunni non hanno il computer quindi utilizzano lo smartphone. Le app. per le videolezioni non sicure, mi è capitato di avere intrusioni di estranei durante la lezione. Inoltre, la gestione delle verifiche, che arrivavano un po' sulla mail, un po' su whatsapp, poi stamparle e correggerle.

D. Avete lavorato di più?
R. Assolutamente si, le prime settimane a tempo pieno, mattina e sera. Abbiamo lavorato il triplo andavamo a tentativi e lavoravamo anche il fine settimana. Abbiamo fatto consigli di classe e collegio docenti in video, riunioni organizzative oltre alle lezioni e alle interrogazioni e le verifiche. È stato difficile far mantenere l'attenzione ai ragazzi, le distrazioni in casa erano tante e poi stare fissi davanti ad un video per tanto tempo non è facile.

D. I ragazzi hanno palesato difficoltà, insofferenza?
R. Si erano molto stanchi, provati dalla situazione, io ho un bel rapporto con loro e spesso mi dicevano “non ce la faccio più”, “ho perso un anno”, “rivogliamo la vita di classe”.
Essendo nella zona rossa alcuni di loro hanno avuto i genitori ricoverati per covid quindi è stata una dura prova.

D. Come vi siete regolati per i voti?
R. Questo è un altro scoglio perché le valutazioni quest'anno sono del tutto nuove, infatti devono comprendere anche una valutazione formativa, ossia quante lezioni hanno seguito, quante volte si sono collegati, se sono stati puntuali nel collegamento. Io ho scelto una linea morbida vista la situazione.


D. Cosa vi aspettate per settembre?
R. La didattica mista sarebbe assurda, dovrebbero assumere tanti insegnanti. Per l'insegnamento della matematica è molto importante la presenza, la didattica a distanza è difficile. A parer mio si dovrebbero fare più classi con meno alunni, già oggi è molto difficoltoso insegnare in classi con 28 alunni, sarebbe auspicabile per un miglior apprendimento e visto il Covid_19 questa opzione.




Fonte: Mariangela Campus
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