26 Novembre 2020
News

Il racconto di Dalila, una settimana di febbre con la paura del coronavirus

07-04-2020 17:16 - CRONACA REGIONALE
Questa è la storia di Dalila, narrazione che ci regala una testimonianza fatta di ansie e di paure durante una settimana trascorsa con la febbre e la paura del coronavirus.

Dalila, 28 anni, di Assemini, immunodepressa, è una ragazza a cui è stato trapiantato un rene, e nel corso dei suoi anni ha subìto 25 interventi; praticamente, la media di uno all'anno.

Otto anni fa le è stato diagnosticato un tumore alla testa, da allora assume quotidianamente dei farmaci antibiotici.

Sabato scorso, Dalila si è svegliata al mattino con 38,7 di febbre, tosse, mal di gola e un fortissimo mal di testa.

Sua madre Stefania e Luciano, il Patrigno, impauriti per ciò che le stava accadendo, non volendosi far prendere dal panico, le somministrano una tachipirina. Nelle ore successive la febbre non accenna ad abbassarsi e la preoccupazione inizia a salire.

Durante le sei ore successive non si evidenziano dei miglioramenti quindi viene chiamato il numero di emergenza 1500, ma la risposta dell'operatore lascia tutti interdetti: loro non possono fare nulla e viene consigliato di chiamare il medico di base o la guardia medica.

Essendo di sabato il medico di base non è operativo, perciò durante, la notte, visto il persistere della febbre alta, i genitori della ragazza decidono di chiamare la guardia medica, che ,dopo qualche titubanza, decide di recarsi al domicilio della giovane paziente. Dopo una breve visita di controllo il medico si limita a prescriverle solo una tachipirina.

Durante la successiva giornata di domenica, Dalila continua ad avere la febbre alta, così i sua Madre con Luciano , sempre più preoccupati, decidono di chiamare il numero regionale covid-19, ma essendo già trascorse le ore 20 della sera il numero non è operativo.

In ultimo, in preda alla paura e all'angoscia decidono di chiamare il numero di emergenza 112 che molto gentilmente comunica con il 118.

L' operatore 118, dopo aver preso nota delle patologie da cui è affetta la ragazza, spiega quali sarebbero stati i possibili rischi in caso di ricovero ospedaliero: portandola al PS avrebbe rischiato un contagio , e comunque il tampone lo avrebbero fatto solo nel caso la ragazza avesse delle difficoltà respiratorie, cosa che fortunatamente Dalila non aveva.

IL patrigno di Dalila si pone una domanda di molti : “Bisogna arrivare all'estremo delle complicanze fisiche per poter avere una diagnosi ? Ai personaggi famosi bastano due linee di febbre o anche meno per avere la disponibilità di un tampone, perché a mia figlia non è stato fatto, conoscendo i suoi gravi problemi di salute? Desidero comunque sottolineare che sia l'operatore e sia il medico di turno al 118 sono stati di una gentilezza unica, richiamandoci anche dopo circa mezz'ora dalla prima telefonata, per accertarsi dell'evolversi della situazione e per darci sostegno”.

Il lunedì mattina e i genitori contattano il medico di base che si precipita al loro domicilio, e dopo un'accurata visita ipotizza una probabile influenza con una bronco-tracheite. Il medico decide quindi di cambiare antibiotico, ma nonostante ciò per altri 4 giorni Dalila continua ad avere febbre alta, tosse e mal di testa.

Il dottore comunica anche che qualora non si verificassero dei miglioramenti significativi dello stato di salute di Dalila si procederebbe ad attivare il protocollo covid-19.

Dopo ulteriori 5 giorni di febbre Dalila comincia finalmente a stare meglio; il protocollo Covid19 non viene attivato e per altri 4 giorni la febbre seppur non eccessiva prosegue a sbalzi salendo e scendendo continuamente.

Dopo circa una settimana di relativa calma, ad ammalarsi è proprio il patrigno di Dalila, Luciano, i sintomi sono i medesimi, quindi febbre alta, tosse e mal di testa, ma siccome anch'egli non accusa problemi respiratori, non viene eseguito neppure su di lui il tampone.

Le domande che l'intera famiglia si pone suonano come ovvie. Cosa hanno avuto? Un episodio dato da una fastidiosa influenza o un Coronavirus non diagnosticato? In special modo, perché proprio Dalila, che quotidianamente combatte le sue patologie, non ha avuto diritto ad una degna assistenza medica?

Quella dei genitori vuole essere solo una “protesta e un voler sapere”, una dichiarazione volta alle orecchie delle istituzioni e di chi gestisce la sanità pubblica.

"Siamo consapevoli che certi esami sono molto ristretti come disponibilità",_ prosegue, Luciano_" ma, visto che alcuni privilegiati lo hanno fatto solo perché' avevano appena due linee di febbre o perché' erano persone 'importanti', non riusciamo a capire perché' si continui ad avere questi privilegi!
Siamo consapevoli anche che sicuramente non siamo stati i soli ad essere stati per cosi dire snobbati e che ci dobbiamo ritenere fortunati rispetto ad altri che purtroppo hanno avuto peggiori conseguenze, ma questa è l'Italia? Questa l'assistenza italiana??... Aiuto" - e conclude -

UN GRAZIE PARTICOLARE AI MEDICI,INFERMIERI,FORZE DELL'ORDINE che con il loro sostegno e dedizione al lavoro hanno e continuano a fare tanto per tutti.



Fonte: Redazione Cagliari Live





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