20 Settembre 2020

TURISMO - ARTE - CULTURA: I TRE FANTASMI DI CAGLIARI

Turismo Arte e Cultura, parliamone con Sara
scritto da il 29-12-2019 18:15
Turismo, arte e cultura: questi tre elementi sconosciuti, vagano come fantasmi tra le dinamiche sociali della città di Cagliari, città dall'imponente patrimonio, che vive nascosto dietro ai pannelli di plexiglass e tra le pagine di libri accademici impolverati.

Già, perché Cagliari gode di una storia profonda e complessa, ramificata, un gusto artistico di grande valore, che viene scoperchiato con incompetenza e svogliatezza solo durante le manifestazioni di "Monumenti Aperti" o durante qualche rassegna durante le quali, per miracolo, la gente si ricorda di avere un gioiello di città tra le mani.

Secondo sondaggi popolari, e per popolari intendiamo il botta e risposta con chi Cagliari la vive da sempre, il cagliaritano stesso, di fascia d'età dai 20 ai 50 anni come riferimento medio, è completamente ignaro di ciò che Cagliari può offrire a livello artistico-culturale: più dell'60% dei siti di interesse o dei luoghi che contengono tratti storici di identità sarda nel capoluogo di regione, vengono dimenticati o ignorati dalla popolazione stessa.

Questo fenomeno può essere imputato, sorvolando lo scarso interesse della popolazione stessa che comunque non viene correttamente stimolata dal sistema amministrativo che dirige la macchina culturale, ad una meccanica arcaica di sponsorizzazione: Cagliari, difatti, è manchevole allo status attuale, di infrastrutture adatte, all'avanguardia, tecnologicamente interattive e funzionali, necessarie alla preservazione degli elementi architettonici e dei ritrovamenti archeologici. Non gode, inoltre, di una valorizzazione multilingue, e l'amaro dei turisti che ogni anno riempiono la città, aumenta a dismisura.

Certo, non ci si può aspettare la Dubai del mediterraneo, ma cosa ci limita dal poterlo essere veramente? Le finanze in cassa regionale? Lo spirito di responsabilità della classe dirigente? La tempistica per i processi di innovazione o aggiornamento dei sistemi?

Nulla di tutto ciò, a Cagliari pare che manchi la VOLONTÀ.

A Cagliari manca meritocrazia, in primis: ogni anno, eserciti di guide turistiche, che così si dichiarano, operano per tutto il territorio, con ovvia particolare attenzione alla città, sprovvisti di licenza o titolo riconosciuto da albo regionale ( sia albi come la legge 133 per i post-laurea, sia albi speciali nati prima del 2012 come il "Microturismo Sardegna" per gli ex liceali o come il "Turisarda", albo morto nel 2010 ), e vagano per la città costruendo "storie" su ogni mattoncino che la compone, storie senza fondamenti, storie che non profumano di ore ed ore di studio agli archivi di stato o di corsi misti ai Beni Culturali.

Eppure, eppure, vendono.

Nascono associazioni o comitati, collettivi, che fatturano sulla fantasia, sulle ville stregate ed infestate dagli spiriti, sulle storie dei borghi cagliaritani di presunte casate nobiliari, su tanta creatività, fatturano indisturbati. sardegna cagliari, torre dell'elefante


E le vittime di ciò, in primo piano, sono le guide certificate che attendono da anni una chiamata o un impiego da Comune o Regione, e che provano imperterrite a creare una rete fitta di competenti e premurosi verso la città, ma questo il cagliaritano lo sa. Al cagliaritano, va bene comunque spendere tanto per farsi intortare per qualche ora, per vivere nell'illusione che una casa campidanese antica sia stato luogo di efferati omicidi e che ora sia stregata, non si sa, per sentirsi più speciali forse, per sfoggiare una storia più invitante.

A Cagliari, manca sviluppo: secondo dati Istat, nel 2017, il 71% dei visitatori ha soggiornato nell'isola SOLO nella fascia mensile estiva ( Giugno, Luglio, Agosto ) per un massimo di 4 giorni. Numeri molto bassi, per le strutture ricettive di categoria mista. Pochi i servizi, gli intrattenimenti, scarsi il servizio di trasporti ( fasce orarie ristrette, nessun servizio notturno, rapporto qualità/prezzo sul costo del ticket molto lamentato, punti cittadini scoperti o poco serviti, servizio taxi cittadino di scarsa qualità con estremi ritardi e tariffe poco chiare, nessun servizio di Secondary Traveling come Uber ed affini, tranne un accenno primitivo di BlaBlaCar ), poco personale nelle strutture capaci di tradurre le esigenze degli ospiti in varie lingue straniere, frequenti casi di scortesia, senso di insicurezza nel centro cittadino nonostante le camionette della polizia e dei carabinieri che fanno Cagliari "città INsicura" soprattutto dopo il calar del sole, e la lista è ancora molto lunga.

Cagliari è incatenata, vincolata da una arretratezza forse voluta, che annaspa nella paura di progresso dei cittadini stessi, che si giustificano spesso con le sensazioni di incertezza verso la comprensione di molti possibili cambiamenti. "Come farebbero a capire questo gli anziani", "La tecnologia non sempre da buoni risultati", "La città in mano ai giovani vuol dire solo baccano, droga e criminalità".

Ed ecco che difronte a questa nomea, Cagliari viene spesso evitata come la peste.

Il cittadino, come il visitatore, teme per la sua incolumità, teme di non poter spendere, teme di non poter rincasare, teme di poter essere scippato, di finire in risse di basso rango, aggressioni, furti, incidenti stradali, teme di brancolare nell'ignoto sino alle fatidiche 6 del mattino, quando la città sembra risvegliarsi.

Questo fenomeno, colpisce in pieno nel cuore del turismo di una città dove le attività commerciali "chiudono presto", dove la musica di strada è bandita e i musicisti vivono per la maggior parte dentro a qualche locale adibito o dentro una sala prove, una città che vorrebbe vedere giovani ragazzi ad ogni angolo pronti a dare indicazioni ai visitatori, per fargli assaggiare un po' di Cagliari last minute, e non fargli assaggiare solo il cibo delle trattorie nel centro storico. Perché Cagliari non è solo buon cibo e gente sorridente, può essere molto di più.

Soprattutto può esserlo se i fondi destinati al recupero dei siti archeologici, finissero davvero impiegati nei siti archeologici: un valido esempio è il Cimitero Monumentale di Bonaria, che attende da decenni un intervento sostanzioso per limitare i danni ingenti ai Gradoni Cima, vittime di naturale crollo e cedimento della struttura; o ancora, l'interminabile attesa dopo le tante richieste per l'istituzione di varie squadre, anche di volontari, pronti a prendersi cura del bellissimo museo a cielo aperto della città, anche solo per effettuare un servizio di pulizia e rastrellamento frequente nel luogo.

O il Museo Archeologico di Cagliari, i cui elementi e ritrovamenti giacciono all'aria in attesa di una locazione in qualche sala degna che li possa accogliere, mentre per tutta la città si tentano dei ripari di fortuna.

cimitero monumentale di bonaria, statua Ma questo esempio fra tanti, il cagliaritano lo sa. E anche se provasse a dire qualcosa fuori posto, non viene ascoltato e viene cestinato come una mail di spam.

Cultura, storia, arte: sono le colonne portanti del tempio che noi chiamiamo civiltà, quello che ci rende cagliaritani, che ci rende sardi. Stiamo dimenticando tutto, stiamo dando tutto per scontato, lasciamo che le nuove generazioni digitalizzino ogni emozione e si privino di alzare gli occhi e guardare la meraviglia che abbiamo, grazie ai nostri antenati che tanto hanno lottato per donarcela. Stiamo preferendo una domenica davanti ad una serie TV, piuttosto che una passeggiata in famiglia tra la storia e il marmo che respira, stiamo dando poco senso a quello che la storia ci ha lasciato e che diamo per scontato quotidianamente, impedendo di diventare parte integrante delle nostre giornate, delle nostre attività, del nostro lavoro, della nostra identità, del nostro DNA e del gusto estetico che tanto ci rende così stimati e così amati in quel del Mediterraneo e nel mondo.

A Cagliari mancano tante cose, è evidente, è una città dormiente, la magia contenuta nel Vaso di Pandora che urla per essere scoperchiato, è una città dall'enorme potenziale che non prende il volo, forse che non ha conosciuto ancora chi vuole, soprattutto a livello legislativo, ribaltare le carte in tavola e renderla brillante e piena di possibilità per tutti, per chi la abita da sempre e per chi la abita per qualche giorno, prima di tornare a casa.

Cagliari dovrebbe fare sentire tutti a casa, dovrebbe respirare ossigeno e rendere cultura, dovrebbe essere valorizzata al 100% per ogni angolo che la compone, protetta, tutelata, esaltata da un movimento turistico più attivo, dovrebbe fiorire tra i giovani che la amano e che vogliono renderla grande, e davanti a questo bisogno non ci dovrebbe essere colore politico che tenga. Cagliari è di tutti, ma prima di ogni cosa, è di se stessa, e chiede a tutti di non dimenticarla e di salvarla dall'indifferenza, aggrappandoci tutti a quei tre fantasmi della dinamica sociale che ignoriamo: turismo, arte e cultura.






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