12 Aprile 2024
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Avviso di sfratto per la sede dell'Asarp. La presidente: Chiediamo un incontro urgente con l'ATS Sardegna.

10-12-2020 18:01 - Area metropolitana
Servono nuovi spazi per l’Ats Sardegna, sarebbe questa la ragione dell’avviso di sfratto recapitato alla Presidente Regionale dell’Asarp Gisella Trincas, nella quale si chiede l’immediato abbandono dei locali siti all’interno della cittadella sanitaria a Cagliari che ospitano la sede della suddetta Associazione.

L’Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica (A.S.A.R.P.) si è costituita a Cagliari nel 1986 con lo scopo di promuovere la piena attuazione della Legge di Riforma Psichiatrica n°180/78 e di Riforma Sanitaria n°833/78 con la chiusura degli Ospedali Psichiatrici e la creazione dei servizi territoriali previsti dalle leggi di riforma.

Nello stesso anno, l’ASARP insieme ad altre 7 organizzazioni impegnate sugli stessi obiettivi in diverse regioni d’Italia, costituisce il Coordinamento Nazionale Salute Mentale.

Questo è stato il primo movimento di familiari a schierarsi apertamente e con coraggio in difesa della riforma, al fianco di tanti operatori della salute mentale impegnati nelle prime sperimentazioni territoriali.

Nella nota stampa di Gisella Trincas si legge quanto segue:
“Oggi 10 dicembre, ci è pervenuta dall’Ats Sardegna (Servizio logistica e valorizzazione del Patrimonio), una nota con la quale veniamo invitati all’immediato rilascio dei locali in cui svolgiamo la nostra attività. Le ragioni di tale richiesta riguardano “sopravvenuti e prevalenti interessi pubblici da parte di Ats Sardegna, determinati anche dalla necessità di disporre di luoghi di lavoro aggiuntivi al fine di ridurre forme aggregative per il contenimento del contagio da Sars-Cov-2 e gestione della emergenza epidemiologica. I locali in questione si trovano all’interno dell’ex manicomio Villa Clara, oggi Cittadella della Salute, nel padiglione E, dove si trovano anche il Dipartimento di Salute Mentale e il CSM.
In tali locali (separati dagli altri servizi) si svolge l’attività istituzionale regionale dell’Asarp: i laboratori culturali, i gruppi di incontro, la formazione, la biblioteca, l’attività della radio web, gli incontri e le assemblee, la consulenza (giuridica, amministrativa e previdenziale), il sostegno individuale ai familiari e alle persone che vivono la condizione della sofferenza mentale, e più in generale a tutte le persone in difficoltà che chiedono consulenza sostegno e aiuto. Oltre, ovviamente, a tutta l’attività amministrativa e progettuale e la gestione dei contatti e rapporti istituzionali e non. L’Asarp svolge quotidianamente, come si può comprendere, attività di sussidiarietà complessa e importante, che porta avanti da trentacinque anni.
È evidente che comprendiamo le ragioni dell’ATS Sardegna - si legge nella nota stampa - ma non possiamo non domandarci se quelle stesse esigenze possono essere soddisfate in altri spazi senza costringere una Organizzazione del terzo settore, importante come la nostra, a chiudere i battenti essendo impossibile trovare una alternativa adeguata alla sua funzione in tempi brevi. Abbiamo chiesto all’Ats Sardegna un incontro urgente al fine di trovare una soluzione. Speriamo vivamente che l’allontanamento da quegli spazi (come qualche familiare sospetta) non sia determinato dal non gradimento, da parte di qualcuno o qualcuna, di qualche nostra doverosa azione di tutela”.

Quanto realizzato in Italia con la deistituzionalizzazione, prima e dopo la Legge 180, resta un esempio unico in tutto il mondo che andrebbe valorizzato e fatto conoscere alle nuove generazioni che non hanno conosciuto il Manicomio. Resta ancora tanto da fare, per il miglioramento della qualità degli interventi nei servizi territoriali di salute mentale e nella integrazione con gli altri servizi comunitari, per l’inclusione sociale e i percorsi di cura emancipativi che restituiscano speranza, diritti e possibilità.

Serve, per questo, non solo l’impegno deciso delle Istituzioni con la messa in campo delle risorse umane e finanziarie necessarie, ma una maggiore consapevolezza collettiva dell’importanza del benessere mentale della comunità, quale bene primario da salvaguardare.

Serve rafforzare la rete delle buone pratiche, farle conoscere e diffonderle nella consapevolezza che se si può si deve. Serve che le persone che vivono la sofferenza mentale non vengano lasciate sole da parte dei loro familiari, da parte degli amici, da parte della società, perché, per farcela, hanno bisogno di aiuto, di amore e di considerazione.



Fonte: Redazione Cagliari Live
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