UTA (CA) – Una lettera-denuncia arrivata in redazione dalla Polonia accende i riflettori sulla presunta situazione di quattro cani custoditi in un’area privata a Uta, vicino a Cagliari. A scriverla sono due turisti polacchi, in Sardegna per il loro viaggio di nozze, che chiedono attenzione, verifiche e un intervento concreto a tutela degli animali.
La vicenda viene pubblicata come segnalazione del lettore, nel rispetto delle verifiche che spettano alle autorità competenti e con piena disponibilità della redazione ad accogliere eventuali repliche, chiarimenti o comunicazioni ufficiali.
“Gentile Redazione, vi scriviamo dalla Polonia perché durante il nostro viaggio di nozze in Sardegna ci siamo imbattuti in una situazione che riteniamo meriti di essere raccontata.
Non siamo animalisti professionisti. Non siamo un’associazione. Siamo semplicemente due turisti che hanno visto quattro cani in condizioni che ci sono sembrate inaccettabili e hanno cercato di chiedere aiuto.
I quattro cani erano rinchiusi in una piccola area privata a Uta, vicino a Cagliari, circondati da una grande quantità di feci e urine. Uno dei cani era molto giovane e presentava evidenti segni di trascuratezza.
La proprietaria era assente ed era andata in vacanza. Faceva circa 40°C. Abbiamo bussato alla porta. Nessuno ha risposto. Abbiamo chiesto ai vicini. Ci hanno confermato che la proprietaria era partita. Abbiamo cercato aiuto online. Poi siamo andati dai Carabinieri”.
Nella lettera, i due turisti riferiscono le difficoltà incontrate nel tentativo di ottenere un intervento immediato.
“La prima volta ci è stato detto che era Ferragosto e che non c’era una pattuglia disponibile. Abbiamo aspettato. Nessuno è arrivato.
La seconda volta ci è stato detto che non era una questione di competenza dei Carabinieri e che avremmo dovuto aspettare il lunedì per rivolgerci alla Polizia Locale. Era sabato. I cani avrebbero dovuto aspettare altri due giorni.
Siamo tornati una terza volta. Abbiamo chiesto di presentare una denuncia scritta. Inizialmente ci è stato detto che non era possibile. Abbiamo insistito”.
Nel testo inviato alla redazione viene citato anche l’intervento dell’attivista animalista Enrico Rizzi.
“Nel frattempo avevamo contattato l’attivista animalista Enrico Rizzi, che ha parlato direttamente con i Carabinieri. Solo successivamente la nostra segnalazione è stata formalmente acquisita.
Due militari sono finalmente andati sul posto. Hanno telefonato alla proprietaria. Lei ha detto di essere al mare, di non vedere alcun problema e che avrebbe mandato qualcuno a nutrire i cani.
La questione, secondo quanto ci è stato riferito, era quindi risolta. Nessun sequestro. Nessun veterinario. Nessun intervento ulteriore. Nessuna reale verifica delle condizioni dei quattro animali”.
È proprio questo passaggio a sollevare più di una perplessità. Se quanto riferito dai lettori fosse confermato, il fatto che un accertamento sia stato effettuato solo dopo l’intervento di un attivista esterno meriterebbe attenzione e riflessione. Davanti a una segnalazione di possibile maltrattamento o detenzione incompatibile con il benessere degli animali, il tema non è soltanto emotivo: riguarda anche il dovere di ascolto, verifica e tempestività da parte delle autorità competenti.
La tutela degli animali è infatti prevista dall’ordinamento italiano. L’articolo 544-ter del Codice penale disciplina il maltrattamento di animali, mentre l’articolo 727 riguarda anche la detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e tali da produrre gravi sofferenze. La legge 6 giugno 2025, n. 82, ha inoltre aggiornato il quadro normativo sui reati contro gli animali, rafforzando l’attenzione penale verso queste condotte.
Anche il ruolo dei cittadini è fondamentale. Chi assiste a situazioni che possono apparire come maltrattamento o grave incuria ha il diritto e, sul piano civico, il dovere morale di segnalarle. Il Codice di procedura penale prevede la denuncia da parte dei privati e stabilisce che, una volta acquisita una notizia di reato, la polizia giudiziaria debba riferire senza ritardo al pubblico ministero gli elementi essenziali del fatto e le attività compiute.
La lettera prosegue con il ritorno dei due turisti sul posto e con nuove domande rivolte alle istituzioni competenti.
“Siamo quindi tornati noi sul posto. È arrivato un uomo che ha dichiarato di essere stato incaricato di nutrire i cani. Ha ammesso di farlo una sola volta al giorno. Abbiamo insistito affinché pulisse l’area.
La proprietaria, parlando con noi al telefono, ci ha definito ‘stupidi polacchi’ e ci ha detto di lasciarla in pace perché, secondo lei, non c’era alcun problema.
E noi ci chiediamo: quanto deve soffrire un animale prima che qualcuno intervenga? Un cane deve essere in punto di morte prima che le Autorità possano fare qualcosa? È sufficiente che il proprietario dica al telefono ‘mando qualcuno a nutrirli’ per considerare risolta una situazione di possibile maltrattamento?”.
Sono domande dure, ma non possono essere liquidate come semplice indignazione. Riguardano la capacità del sistema di prevenire situazioni di sofferenza animale prima che diventino irreparabili. Una segnalazione, soprattutto quando accompagnata da foto, video, testimonianze e indicazioni precise, dovrebbe sempre rappresentare il punto di partenza per un controllo effettivo, proporzionato e documentato.
I due turisti precisano di non voler attaccare la Sardegna né gli italiani, ma di chiedere risposte su quanto, a loro dire, avrebbero visto durante il soggiorno nell’Isola.
“La cosa che più ci ha colpito è che siamo stati noi, due turisti stranieri che non parlano italiano, a dover insistere, tornare tre volte dai Carabinieri e cercare aiuto attraverso un attivista per ottenere semplicemente che la segnalazione venisse presa formalmente.
Non vogliamo attaccare la Sardegna né gli italiani. Al contrario: abbiamo incontrato persone locali che hanno cercato di aiutarci.
Ma vogliamo capire perché quattro animali, in una situazione che ci è apparsa così evidente, non siano stati immediatamente sottoposti ad una verifica veterinaria e ad un controllo effettivo.
Abbiamo fotografie, video, messaggi, una cronologia dettagliata e possiamo fornire testimonianze. Siamo inoltre disponibili a tornare in Sardegna.
Se gli animali dovessero essere legalmente sottratti alla proprietaria, siamo pronti ad adottarli e a garantire loro una nuova vita.
Non chiediamo denaro. Chiediamo aiuto”.
La redazione pubblica la segnalazione ricevuta ribadendo che eventuali responsabilità dovranno essere accertate dagli organi competenti. Al tempo stesso, la lettera pone un tema pubblico: la protezione degli animali non può dipendere dalla capacità di un cittadino, italiano o straniero, di insistere per ore o di rivolgersi a un attivista conosciuto. Le segnalazioni di possibile maltrattamento meritano ascolto, verifica e risposte chiare.
Cagliari Live Magazine resta a disposizione per repliche, precisazioni e aggiornamenti da parte dei soggetti citati e delle autorità.

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