Non più fenomeno marginale e nemmeno qualcosa di confinato al mondo degli adulti. Il gioco d’azzardo coinvolge sempre più spesso anche i giovani e, in alcuni casi, anche i minorenni, nonostante i divieti di legge.
I controlli delle forze dell’ordine continuano a evidenziare violazioni, come dimostra l’episodio avvenuto a Nuoro, dove alcuni ragazzi sono stati sorpresi a giocare alle slot machine all’interno di un esercizio commerciale, in assenza del titolare.
Si tratta di fatti che si ripetono in diverse aree del Paese e che indicano come il problema non può essere ridotto a singoli episodi o a carenze nei controlli. La presenza di minori nei luoghi del gioco legale è infatti solo un segnale visibile di una questione più ampia, che riguarda il rapporto tra giovani, dipendenze e disagio sociale. Con un allarme particolare: la ludopatia giovanile è spesso associata ad altri comportamenti a rischio, a partire dal consumo precoce di alcol e sostanze. In Sardegna, come in molte altre regioni, il quadro è particolarmente delicato. E i dati mostrano un peggioramento degli indicatori legati alle dipendenze. Nel periodo del Covid, un giovane su quattro ha ecceduto nel consumo di alcol e oltre il 50% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ha dichiarato di bere abitualmente.
Il fenomeno del binge drinking, ossia l’assunzione concentrata di grandi quantità di alcol in un breve arco di tempo, è sempre più diffuso. E in questo contesto, il gioco d’azzardo si inserisce come ulteriore fattore di rischio, spesso sottovalutato perché percepito come intrattenimento.
A complicare ulteriormente lo scenario è la trasformazione dell’offerta. Se in passato l’azzardo era legato quasi esclusivamente a slot machine e sale gioco, oggi il confine è sempre più sfumato. Le scommesse online e le piattaforme digitali hanno ampliato l’accessibilità, riducendo i controlli e aumentando l’esposizione dei più giovani.
A questo si aggiungono meccanismi di tipo aleatorio presenti nei videogiochi, come le loot box, che introducono fin dall’infanzia dinamiche simili a quelle del gioco d’azzardo, basate sulla casualità e sulla ricompensa. Il quadro è confermato dai dati dell’ESPAD Report 2024, lo studio europeo sulle abitudini di studenti tra i 15 e i 16 anni. A livello continentale, il 23% degli studenti ha giocato d’azzardo almeno una volta negli ultimi dodici mesi. In Italia la percentuale sale al 45%, il valore più alto tra i Paesi analizzati. Un dato stabile nel tempo, che indica una diffusione strutturale del fenomeno.
A farla da padrone è ancora il gioco fisico, soprattutto tra i ragazzi, con lotterie, gratta e vinci e scommesse sportive ancora molto diffuse. Cresce però anche il gioco online, dove si abbassano ulteriormente le barriere di accesso, grazie alla disponibilità continua e all’assenza di controllo diretto. Tra gli studenti che hanno giocato nell’ultimo anno, oltre il 20% mostra indicatori di comportamento problematico, con una netta prevalenza maschile.
I numeri parlano chiaro: l’azzardo giovanile non può essere affrontato solo con sanzioni e controlli. Servono interventi strutturali di prevenzione, politiche educative mirate e un’attenzione specifica al ruolo del digitale. Il rischio è che il fenomeno continui a crescere in modo silenzioso, colpendo una fascia sempre più ampia di giovani. Ed è un rischio che non possiamo permetterci di correre.


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