Il presepe di Portoscuso diventa denuncia sociale: lavoro, ambiente e identità tradita

Il presepe di Portoscuso diventa denuncia sociale: pale eoliche, fabbriche dismesse e lavoro perso raccontano la crisi del territorio.

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presepe ciminiere e pale eoliche Portoscuso
Immagine di Angelo Marras pubblicata su Facebook nella pagina Pubblica di Mauro Pili

PORTOSCUSO (SU) – Non un semplice presepe natalizio, ma una potente denuncia sociale e politica. È quello allestito a Portoscuso, nella Chiesa di Sant’Antonio da Padova, diventato simbolo di una realtà che, secondo Mauro Pili, racconta senza filtri il dramma vissuto da interi territori della Sardegna.

«Ci sono presepi più realistici di altri – scrive Pili – questo è la realtà, drammatica realtà». Nell’allestimento, che richiama volutamente la tradizione natalizia, emergono con forza elementi che nulla hanno di simbolico o prospettico: centinaia di pale eoliche piazzate lungo la costa, decine di ciminiere industriali, e i segni tangibili di un lavoro promesso e mai mantenuto.

Secondo la denuncia, le pale eoliche riconducibili a grandi gruppi energetici, tra cui Enel, sarebbero state installate con l’impegno di garantire energia a costi ridotti per le industrie locali, un impegno che – viene sottolineato – sarebbe stato completamente disatteso. «Un inganno di Stato – afferma Pili – sottoscritto con tanti complici regionali».

Ancora più drammatico il capitolo industriale: le ciminiere, che avrebbero dovuto rappresentare il riscatto economico e sociale del territorio, raccontano oggi una storia diversa. L’inquinamento è rimasto, mentre i lavoratori sono stati licenziati o relegati alla cassa integrazione. Nel presepe compaiono infatti caschi e tute da lavoro, simboli silenziosi di un’occupazione che non esiste più, ma che continua a lasciare ferite profonde nel tessuto sociale.

Il messaggio va oltre l’economia e l’ambiente e tocca l’identità stessa della Sardegna. «C’è l’identità del Popolo sardo – prosegue Pili – messa in disparte per favorire gli affari delle multinazionali e degli inquinatori di turno». Un’accusa che chiama in causa scelte politiche e industriali che avrebbero sacrificato territori e comunità.

Eppure, al centro di tutto, resta il Presepe, simbolo universale di vita e speranza, che secondo l’autore deve essere perseguita «con dignità e identità, con forza e coraggio». Un ringraziamento finale è rivolto ad Angelo Marras, autore dello scatto che ha documentato l’allestimento, diventato in poche ore virale sui social.

Un presepe che, a Portoscuso, smette di essere solo rappresentazione sacra e diventa atto di accusa, memoria e richiesta di futuro.

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