CAGLIARI (CA) – Una vasta operazione della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari, ha colpito una presunta organizzazione criminale transnazionale ritenuta attiva tra Algeria, Italia e Francia nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il blitz, denominato “Phantom”, ha portato all’esecuzione di un provvedimento di fermo nei confronti di otto cittadini stranieri, gravemente indiziati di appartenere a un articolato sodalizio internazionale.
Nel rispetto della presunzione di innocenza e considerata l’attuale fase delle indagini, l’inchiesta viene descritta dagli investigatori come una delle più complesse sviluppate negli ultimi anni in materia di criminalità transnazionale. L’attività è stata condotta dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato e dalla Squadra Mobile di Cagliari, con il supporto della SISCO, sotto la direzione della DDA cagliaritana.
All’alba di oggi oltre cento operatori della Polizia di Stato sono entrati in azione per eseguire i provvedimenti disposti dalla magistratura. Il dispositivo ha coinvolto personale dello SCO, della Squadra Mobile di Cagliari, della SISCO, del Reparto Prevenzione Crimine, del Reparto Volo, delle unità cinofile, del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica e del XIII Reparto Mobile Sardegna.
Il nome dell’operazione richiama i potenti gommoni ad alte prestazioni denominati “Phantom”, che, secondo l’ipotesi investigativa, l’organizzazione avrebbe programmato di utilizzare per attraversare il Mediterraneo. Quei mezzi sarebbero stati destinati non solo al trasporto di migranti irregolari, ma anche alla possibile movimentazione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.
Le indagini, avviate nel mese di febbraio, si sono sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione, pedinamenti, acquisizioni documentali e numerosi riscontri investigativi sul territorio. Un lavoro lungo e articolato che avrebbe consentito agli investigatori di ricostruire la struttura del gruppo, i ruoli dei presunti appartenenti e le modalità operative utilizzate per organizzare le traversate clandestine.
Secondo quanto emerso, al vertice del presunto sodalizio sarebbe stato individuato un cittadino algerino richiedente asilo, recentemente stabilitosi nel Cagliaritano. L’uomo è ritenuto dagli investigatori il promotore e coordinatore dell’intero sistema illecito. Avrebbe gestito il reclutamento dei migranti e degli scafisti in Algeria, la raccolta del denaro necessario per affrontare la traversata e l’organizzazione dei viaggi verso le coste della Sardegna.
L’inchiesta avrebbe fatto emergere un asse criminale stabile tra El Kala, in Algeria, Cagliari e Marsiglia, in Francia. In Algeria sarebbero stati reclutati i migranti, organizzate le partenze e predisposta la logistica dei viaggi. In Sardegna, invece, sarebbe stata attiva una struttura incaricata dell’accoglienza, del supporto operativo e della predisposizione di documenti contraffatti. Nell’area di Marsiglia avrebbe operato uno dei principali finanziatori, ritenuto il referente per il reperimento delle risorse economiche e dei mezzi navali ad alte prestazioni.
Gli investigatori avrebbero ricostruito almeno cinque traversate clandestine partite dalla città algerina di El Kala e dirette verso le coste meridionali della Sardegna. Nel corso dell’attività sarebbero stati identificati i presunti scafisti impiegati nei viaggi e documentato un sistema strutturato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Il progetto criminale, secondo la DDA, avrebbe potuto assumere dimensioni ancora più ampie. L’organizzazione, infatti, avrebbe acquisito gommoni equipaggiati con motori ad alta potenza e pianificato l’apertura di una nuova rotta: partenza dalle coste sarde, approdo all’isola tunisina di La Galite, imbarco di gruppi di migranti e rientro rapido verso la Sardegna. Un modello che avrebbe permesso di aumentare il numero dei viaggi e i profitti del gruppo, con un costo stimato di circa 2.500 euro per ciascun migrante.
Un altro filone dell’indagine riguarda la presunta produzione di documenti falsi. In Sardegna il promotore avrebbe potuto contare su una rete di complici incaricati non solo dell’assistenza logistica ai migranti, ma anche della falsificazione dei modelli C3, cioè i documenti attestanti la richiesta di protezione internazionale. Secondo gli investigatori, i modelli sarebbero stati ottenuti attraverso l’alterazione di documenti autentici e la sostituzione delle fotografie identificative. I falsi sarebbero stati ceduti a circa 150 euro e utilizzati per consentire a cittadini stranieri di permanere e muoversi illegalmente sul territorio nazionale.
Le indagini avrebbero inoltre accertato, senza alcun coinvolgimento delle società di gestione, presunte infiltrazioni da parte di alcuni sodali all’interno delle strutture di accoglienza. L’obiettivo sarebbe stato reperire documentazione originale da usare per la realizzazione dei falsi, poi impiegati anche per ottenere titoli di viaggio necessari a lasciare la Sardegna. Gli investigatori ipotizzano inoltre collegamenti con il reperimento di medicinali ad effetto psicotropo destinati alla vendita illegale.
Nel corso dell’inchiesta è emersa anche la fase preparatoria di un presunto traffico internazionale di droga. Secondo la ricostruzione investigativa, l’organizzazione avrebbe pianificato l’importazione dalla Spagna di circa 500 chilogrammi di hashish e 10 chilogrammi di cocaina, da trasportare via mare proprio con i gommoni “Phantom”. Il progetto, tuttavia, non sarebbe stato portato a compimento e per questo, nel provvedimento di fermo, non sono stati contestati reati relativi al traffico di sostanze stupefacenti.
I provvedimenti sono stati disposti alla luce dei gravi indizi raccolti e del concreto pericolo di fuga rilevato nel corso delle attività investigative. Le posizioni degli indagati saranno ora sottoposte alla valutazione dell’Autorità giudiziaria. Resta ferma, per tutti, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
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