CAGLIARI (CA) – Quindici persone denunciate, decine di trappole sequestrate e oltre cento esemplari di avifauna selvatica salvati. È il bilancio della maxi operazione antibracconaggio “Ali Libere” condotta nelle scorse settimane dai Carabinieri Forestali tra le province di Cagliari, Sud Sardegna e Oristano.
L’attività investigativa è stata coordinata dal Nucleo CITES di Cagliari con il supporto della SOARDA, la Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in Danno agli Animali del CUFAA, e grazie al contributo informativo delle Stazioni territoriali dei Carabinieri delle province coinvolte. L’operazione aveva come obiettivo il contrasto al fenomeno del bracconaggio e dell’uccellagione illegale, in particolare della cattura di avifauna selvatica migratoria nella Sardegna meridionale.
Tra i casi più gravi emersi durante i controlli, due persone nella provincia di Cagliari sono state sorprese senza licenza di caccia mentre attivavano lacci metallici destinati alla cattura di ungulati. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati 24 lacci metallici. Per i due indagati, in caso di condanna, si prospettano pene comprese tra sei mesi e tre anni di reclusione oltre a una multa.
Nel Sud Sardegna altri due soggetti sono stati fermati mentre esercitavano attività venatoria in periodo di divieto generale, quando il calendario venatorio regionale prevedeva già la chiusura della caccia. I militari li hanno inoltre sorpresi a utilizzare numerose trappole a molla considerate particolarmente pericolose per la cattura di piccoli uccelli migratori. In questo caso gli indagati rischiano l’arresto da tre mesi a un anno oppure un’ammenda fino a 5mila euro, oltre alla revoca del porto d’armi.
Le attività dei Carabinieri Forestali hanno inoltre permesso di individuare tre persone in possesso di esemplari vivi di avifauna selvatica protetta catturati illegalmente in natura. Gli animali erano custoditi insieme a gabbie-trappola ancora attive per la cattura di altri esemplari. Per loro è scattata la denuncia per furto venatorio e tentato furto venatorio.
Altri cinque soggetti, tra le province di Cagliari e Sud Sardegna, sono stati denunciati per ricettazione dopo essere stati trovati in possesso di numerosi esemplari di specie protette di provenienza illecita. Tre persone, invece, sono finite sotto indagine per incauto acquisto di avifauna selvatica protetta acquistata illegalmente.
Nel corso dell’operazione i Carabinieri Forestali, con l’aiuto di associazioni di volontariato, hanno anche bonificato diversi sentieri disseminati di trappole aeree attive nelle province del Sud Sardegna e di Cagliari. Alcuni dispositivi contenevano già esemplari di pettirosso e tordo rimasti intrappolati. I militari hanno sequestrato tutte le attrezzature illegali e recuperato anche diversi animali morti.
Complessivamente sono stati sequestrati 24 lacci metallici, 30 trappole aeree, quattro gabbie-trappola e 131 esemplari vivi di avifauna migratoria appartenenti a specie protette come cardellini, verdoni, lucherini, verzellini, venturoni corsi e calandre. Il valore stimato sul mercato illegale supera i 26mila euro. Gli animali sono stati affidati al Centro di Recupero Fauna Selvatica di Monastir gestito dall’Agenzia Forestas e successivamente reintrodotti in natura dopo le cure necessarie.
L’operazione “Ali Libere” si inserisce nel Piano Nazionale d’Azione contro gli illeciti ai danni dell’avifauna selvatica. La Sardegna meridionale è infatti considerata uno dei sette principali “black spot” italiani del bracconaggio, insieme ad altre aree critiche della penisola come il Delta del Po, lo Stretto di Messina e la Sicilia occidentale.
I Carabinieri Forestali hanno infine sottolineato come l’utilizzo di trappole non selettive rappresenti una grave minaccia per la biodiversità, mettendo a rischio specie già in forte regressione come la calandra.


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