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Meritocrazia Italia. Il Governo della penombra.

09-01-2022 10:25 - POLITICA
Per un Movimento che si propone di contribuire al benessere della Società, è fondamentale imparare a conoscere i bisogni dei cittadini ed è altrettanto importante imparare a conoscere struttura e funzionamento delle Istituzioni.

Dai sondaggi, il 30% degli italiani vorrebbe cambiare vita, il 30% vorrebbe cambiare lavoro, e un altro 20% vorrebbe migliorare la qualità dell’esistente partendo dal quotidiano delle abitudini alimentari o delle condotte a impatto ambientale, per una maggiore sostenibilità. Entrare poi nel dettaglio delle esigenze è possibile soltanto con il contatto diretto e costante con il territorio, che ha bisogno della giusta cassa di risonanza per far emergere le proprie realtà interne.

Purtroppo, invece, all’ascolto delle necessità si concede sempre meno spazio.

Sta prendendo avvio una fase delicatissima dal punto di vista istituzionale. Si approssima l’elezione del Presidente della Repubblica, che assorbe il dibattito di questo periodo. In più la prossima elezione parlamentare riguarderà un assetto di Camera e Senato diverso da quello attuale, e il taglio da ultimo varato porterà a un forte inasprimento del conflitto elettorale, per l’accaparramento dei ridotti posti a disposizione o per ricevere un premio nel nuovo inquadramento governativo.

La politica sarà sempre più distratta.

Qui entra in gioco l’impegno di chi, come Meritocrazia Italia, vuol far comprendere che è possibile partecipare all’attività governativa anche per il tramite della cittadinanza attiva. L’obiettivo può essere raggiunto soltanto lavorando sui canali di comunicazione con i territori, per dar evidenza al ruolo che ogni singolo cittadino può avere nell’opera di costruzione del benessere comune.

Un esempio. Dal 1862 è in funzione la Corte dei Conti, organismo istituito per il controllo della gestione di spese e costi della pubblica amministrazione. Eppure, nonostante il controllo capillare sulle attività della p.a., lo Stato ha un deficit pubblico ai massimi storici.

Un’Italia così congegnata, nella quale il controllo non riesce a incidere davvero sull’organizzazione dello Stato o è calibrato sul superfluo, trascurando l’essenziale, la cittadinanza attiva diventa essenziale.

Per questo, prima dello studio e dell’approfondimento, Meritocrazia deve farsi punto privilegiato di ascolto, di percezione del cambiamento. Postulato è che si sia in grado di rendersi più operativi, meno autoreferenziali, meno concentrati sul proprio valore e più proiettati al bisogno dell’altro. Bisogna essere capaci di resistere agli attriti e di aprire al dialogo. Serve scovare i talenti, le energie inconsapevoli, nascoste nel senso di impotenza e nel disfattismo dei più, per metterle al servizio del bene comune.

Guardando al reale funzionamento delle Istituzioni, ci si accorge che la politica non è fatta soltanto dai leader, ma è fatta soprattutto da chi organizza il potere. Un ruolo chiave è svolto dai Capi di Gabinetto, che danno concretezza alle idee e gestiscono i rapporti istituzionali che conducono alla scelta politica.

Nella biografia di un Capo di Gabinetto si legge: «Ogni tanto qualcuno mi chiede che mestiere faccio. Non ho ancora trovato la risposta. La verità è che una risposta non esiste. Io non faccio qualcosa, io sono qualcosa. Io sono il volto invisibile del potere. Io sono il Capo di Gabinetto, so, vedo, dispongo, risolvo, accelero e freno, imbroglio, frequento la penombra della politica, delle Istituzioni, di tutti i poteri orbitanti, industria, finanza, Chiesa. Non esterno sui social, né su Twitter. Non partecipo a talkshow. Compaio poche volte e sempre dove non ci sono occhi indiscreti. Non mi conosce nessuno, a parte chi mi riconosce, dal Presidente della Repubblica, che mi riceve riservatamente, all’usciere del Ministero, che ogni mattina mi saluta con un deferente ‘buongiorno signor Capo di Gabinetto’».

Il Governo della penombra. I politici passano. I Capi di Gabinetto restano. Il leader di turno non è l’ultima e unica interfaccia del proprio benessere.

Non si impara nelle migliori Università a fare il Capo di Gabinetto, che gestisce il potere dello Stato in maniera continuativa.

La crescita di Meritocrazia passa per la consapevolezza dell’organizzazione statale, delle sue ramificazioni, e per la capacità di permeare il territorio, dando valore al Progetto, e non alle individualità e ai personalismi.

L’osservazione e la conoscenza prima di ogni decisione. La decisione esatta segue sempre una valutazione esatta dei fatti. Viceversa, un’osservazione poco accorta porta a scelte inadeguate.

Il Presidente Meritocrazia Italia Walter Mauriello


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