Sant’Efisio senza buoi per la dermatite bovina: il paradosso della 370ª festa

Sant’Efisio 2026 senza buoi per la dermatite bovina: il paradosso del santo invocato contro la peste che affronta una nuova emergenza.

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Festa Sant Efisio 2023

CAGLIARI –  C’è un’ironia della storia che, a volte, sembra scritta da una mano più pungente di qualunque editorialista.

La 370ª Festa di Sant’Efisio, la processione più amata dai cagliaritani e una delle più identitarie della Sardegna, rischia di passare agli archivi non solo per la devozione, i colori, i costumi, i canti e il voto solenne che da secoli lega Cagliari al suo martire guerriero, ma anche per un paradosso difficile da ignorare: il santo invocato contro la peste potrebbe sfilare senza i tradizionali buoi proprio a causa di una malattia.

Non la peste degli uomini, certo.

Ma una “peste” moderna del comparto zootecnico, la dermatite nodulare contagiosa dei bovini, che sta imponendo restrizioni, abbattimenti, controlli e scelte dolorose. Secondo le notizie diffuse in queste ore, un nuovo focolaio è stato confermato a Ballao, dopo quelli registrati nel Sarrabus, tra Muravera e Villaputzu.

I dati riportati dalle cronache parlano di sei capi malati, due morti e 179 bovini abbattuti per effetto delle misure previste dalla normativa europea.

E così, nel 2026, a due giorni dal primo maggio, la festa che rinnova il voto della città al santo che, secondo la tradizione, liberò Cagliari dalla peste, si trova davanti a un’immagine quasi surreale: il simulacro di Sant’Efisio senza i buoi. Una scena che, per chi conosce la profondità simbolica della processione, non è un semplice dettaglio organizzativo. È una ferita visiva, culturale, emotiva.

La storia di Sant’Efisio è legata a doppio filo al dramma della peste. Le autorità cittadine, nel Seicento, si rivolsero al santo martire chiedendo protezione dalla terribile epidemia che aveva colpito la Sardegna e Cagliari. Il voto prevedeva che, in caso di liberazione dalla pestilenza, ogni anno il simulacro fosse portato in pellegrinaggio da Stampace fino a Nora.

Da quel patto di fede nasce una delle processioni religiose più importanti e longeve del Mediterraneo.

E allora la domanda, con tutta la cautela del caso, viene quasi spontanea: Sant’Efisio, il santo della peste, quest’anno non farà il miracolo dei buoi?

Naturalmente, la fede non si misura con il protocollo veterinario. E una processione religiosa non può diventare terreno di sfida tra devozione popolare e sanità pubblica. Sarebbe sbagliato, oltre che irresponsabile, trasformare un’emergenza animale in una polemica da bar o in una guerra tra tradizione e regole. Le malattie infettive non si combattono con il folklore, ma con controlli, prevenzione, tracciamento e decisioni spesso impopolari.

Tuttavia, negare il peso simbolico di ciò che sta accadendo sarebbe altrettanto miope. Perché Sant’Efisio senza i buoi non è semplicemente Sant’Efisio con un mezzo diverso. È una pagina nuova, strana, quasi dolorosa, dentro un rito che vive anche di gesti ripetuti, di immagini tramandate, di dettagli che fanno memoria collettiva.

Il cocchio, i buoi, le traccas, i costumi, i cavalieri, le confraternite, i fedeli, il suono delle launeddas, il profumo dei petali lungo le strade: tutto concorre a costruire quella liturgia civile e religiosa che non appartiene solo a Cagliari, ma a tutta la Sardegna. Togliere i buoi significa togliere un pezzo di scenografia sacra e popolare. Non il cuore della festa, ma certamente una delle sue immagini più riconoscibili.

Eppure, forse proprio qui sta il punto. La festa di Sant’Efisio è nata da una crisi. È nata dalla paura, dalla malattia, dalla fragilità umana davanti a qualcosa che non si riusciva a controllare. È nata da una comunità che, di fronte alla peste, cercò protezione, speranza e unità. Oggi, dopo 370 edizioni, la storia sembra riproporre un’altra emergenza, diversa per natura e proporzioni, ma ugualmente capace di incidere sulla vita delle persone, degli allevatori, delle famiglie e delle tradizioni.

Perché dietro la dermatite bovina non ci sono solo ordinanze, bollettini e divieti. Ci sono allevamenti colpiti, animali abbattuti, aziende in difficoltà, famiglie che vedono compromesso il lavoro di anni. Ci sono campagne che vivono un senso di impotenza. Ci sono comunità che attendono risposte chiare e sostegni concreti. E ci sono cittadini che, davanti alla festa più attesa, scoprono ancora una volta quanto sia fragile l’equilibrio tra identità, economia, salute pubblica e memoria.

La decisione di fermare i buoi, se confermata nelle modalità definitive, potrà far discutere. Ci sarà chi la riterrà inevitabile, chi la giudicherà eccessiva, chi vedrà in questa scelta un’offesa alla tradizione e chi, al contrario, la considererà un atto di responsabilità. Ma il punto vero è un altro: Sant’Efisio non viene fermato. Cambia il modo, non il senso.

Se il santo passerà senza buoi, non sarà una resa. Sarà il segno dei tempi. Sarà la dimostrazione che una tradizione autentica non è quella che finge che nulla accada, ma quella che riesce ad attraversare anche le emergenze senza perdere la propria anima.

Certo, l’immagine resterà potente. Sant’Efisio, il santo invocato contro la peste, costretto a rinunciare ai buoi per una malattia bovina. Un paradosso che sembra fatto apposta per dividere i social, accendere l’ironia popolare e finire nei titoli dei giornali. Ma sarebbe riduttivo leggerlo solo come una curiosità da cliccare.

Dentro questo paradosso c’è molto di più. C’è la Sardegna che prova a proteggere il suo patrimonio zootecnico. C’è Cagliari che non vuole rinunciare al suo voto. C’è la fede che cammina anche quando il rito cambia forma. C’è una comunità che, ancora una volta, si trova a fare i conti con la malattia, la paura e la necessità di restare unita.

Forse il miracolo, quest’anno, non sarà vedere i buoi davanti al cocchio.

Forse il miracolo sarà vedere una città capace di non trasformare una misura sanitaria in una guerra ideologica. Sarà vedere rispetto per gli allevatori colpiti, prudenza nelle decisioni pubbliche, attenzione per gli animali, tutela della tradizione e senso di responsabilità collettiva.

Sant’Efisio, in fondo, non ha mai avuto bisogno solo dei buoi per essere Sant’Efisio. Ha avuto bisogno di un popolo che continuasse a camminare.

E il primo maggio, con o senza buoi, Cagliari camminerà ancora.

Festa Sant Efisio 2023

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