SESTU (CA) – La situazione del centro migranti di Monastir accende il confronto politico anche a Sestu. Da una parte le preoccupazioni legate a sovraffollamento, sicurezza, carenza di personale, risse, aggressioni e allontanamenti dalla struttura; dall’altra il richiamo a non trasformare problemi reali in una criminalizzazione generalizzata degli immigrati e a contrastare quello che il MoVimento 5 Stelle di Sestu definisce un crescente clima di «odio, intolleranza e razzismo».
Il dibattito si è riacceso dopo l’intervento della consigliera comunale Valentina Meloni durante l’ultima seduta del Consiglio comunale e il successivo documento pubblicato dal M5S sestese con il titolo “Sicurezza e umanità: non perdiamo la bussola della civiltà”.
Il Movimento riconosce apertamente che le criticità della struttura di Monastir sono «reali, documentate e innegabili» e indica sicurezza dei cittadini, legalità e contrasto alla delinquenza e al degrado come priorità sulle quali chiedere «fermezza e controlli rigorosi» alle istituzioni competenti.
Allo stesso tempo, però, il M5S mette in guardia da quella che considera un’«escalation di odio, intolleranza e razzismo» presente sui social e nelle piazze, contestando la criminalizzazione generalizzata degli stranieri e richiami alla «remigrazione». Una posizione accompagnata dal riferimento al contributo fornito ogni giorno da numerosi cittadini immigrati nei settori dell’agricoltura, dell’assistenza alle famiglie, dell’edilizia e della sanità.
«Non si può sfruttare la loro forza lavoro e poi negare loro dignità e rispetto», sostiene il Movimento, che chiede a Regione e Governo una gestione «dignitosa, efficiente e sicura» del centro di Monastir e invita le istituzioni localii a governare le tensioni senza contrapporre sicurezza e inclusione.
È proprio su questo punto che si concentra il fronte critico. Chi contesta questa impostazione ritiene che il rischio sia quello di spostare il dibattito dalle condizioni in cui viene gestita la struttura alle reazioni dei cittadini, mettendo in secondo piano le responsabilità istituzionali e organizzative.
Le preoccupazioni sul CPA e hotspot di Monastir, infatti, non riguardano esclusivamente il dibattito sui social. Nel tempo sono state sollevate questioni sulla presenza di un numero elevato di ospiti, sulla disponibilità di personale e sulla capacità di garantire adeguati livelli di vigilanza e sicurezza. Nel dibattito viene richiamata una presenza arrivata a circa 800 persone, insieme alle denunce sindacali relative alla carenza di agenti, alle aggressioni contro gli operatori e alle difficoltà nella gestione degli allontanamenti dalla struttura.
Anche la sindaca di Monastir Paola Ugas ha manifestato preoccupazione per la situazione, chiedendo chiarimenti alla Prefettura sulla capacità della struttura, sulle risorse disponibili e sulle conseguenze determinate dall’elevato numero di persone presenti.
Il tema della sicurezza è tornato d’attualità anche dopo il recente episodio avvenuto al Lidl di Sestu, lungo la Statale 131. Due cittadini tunisini sono stati arrestati dai Carabinieri per l’ipotesi di rapina dopo essere stati sorpresi, secondo la ricostruzione dell’Arma, mentre oltrepassavano le casse con della merce senza averla pagata. Inseguiti dal direttore, che avrebbe ricevuto degli spintoni, erano riusciti inizialmente ad allontanarsi a bordo di un monopattino elettrico prima di essere intercettati dai militari. La refurtiva è stata recuperata e restituita al supermercato.
Un episodio di cronaca che riguarda responsabilità individuali e che, proprio per questo, non può essere esteso alla generalità dei cittadini stranieri. Allo stesso tempo, nel confronto politico sestese viene rivendicato il diritto dei cittadini a chiedere maggiore sicurezza e controlli senza che questo venga automaticamente interpretato come una manifestazione di razzismo.
Il nodo resta quindi la gestione del centro di Monastir. Da una parte viene chiesto di evitare che le criticità alimentino ostilità indiscriminata nei confronti degli immigrati; dall’altra si domanda alle istituzioni di affrontare concretamente sovraffollamento, sicurezza, personale e procedure di identificazione, evitando che il peso delle difficoltà ricada sui territori vicini, sulle forze dell’ordine, sugli operatori e sugli stessi migranti.
Su un punto, almeno nelle dichiarazioni, le posizioni sembrano convergere: sicurezza e umanità non dovrebbero essere considerate alternative. Il confronto resta invece aperto su come garantire entrambe e, soprattutto, sulle risposte che Governo, Regione e autorità competenti dovranno fornire rispetto alle criticità segnalate a Monastir.
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