Thailandia e Cambogia: pace appesa a un filo (con l’ombra di Cina e USA)

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Crediti foto: Hun Manet - Facebook / PR Thai Government - X

Si comincia a parlare di pace in Thailandia e Cambogia, dopo il conflitto ricominciato lo scorso giovedì. La Thailandia infatti aveva reso nota la morte di 22 persone, di cui 14 civili a seguito di un attacco da parte dello stato cambogiano. Nessuna replica era però arrivata da parte dei supposti aggressori.

Prima ancora infatti, a maggio, un soldato cambogiano era rimasto ucciso in uno scontro avvenuto lungo il confine dei due stati, dando il via ad una nuova crisi diplomatica.
Le radici del conflitto sono infatti da rintracciare a più di un secolo fa, dal momento che derivano dalle divisioni tra gli Stati che avvennero in seguito alla colonizzazione francese dell’Indocina. Contrasti che si sono via via accentuati nel corso del 1900, alternando periodi di “pacifica” coesistenza a momenti di vero e proprio scontro.
Intanto lunedì i leader di Cambogia e Thailandia sono arrivati in Malesia per provare ad intavolare delle trattative di pace. Insieme a loro anche gli ambasciatori di Cina e Stati Uniti hanno presenziato alla riunione, non una novità per quelle aree in cui le due superpotenze si confrontano più o meno direttamente dai tempi della Guerra Fredda.
In questo momento appare però difficile ipotizzare un accordo: sia Thailandia che Cambogia si accusano reciprocamente di aver dato il via al conflitto che si era rapidamente tramutato in una serie di bombardamenti lungo i confini.
“Lo scopo di questo incontro è quello di raggiungere un cessate il fuoco immediato – ha affermato sui social Hun Manet, il primo ministro della Cambogia – iniziato dal presidente Donald Trump e concordato dai primi ministri di Cambogia e Thailandia”. Negli scorsi giorni però si sono aggiunte delle voci, rilanciate dai media cambogiani, riguardanti l’utilizzo di armi chimiche da parte della Thailandia.
Fatto che il governo thailandese ha negato con forza e, in aggiunta, il primo ministro della Thailandia, Phumtham Wechayachai, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai giornalisti in cui ha affermato pubblicamente di non fidarsi troppo della Cambogia: “Non ci fidiamo della Cambogia, le loro azioni fino a questo momento hanno mostrato la loro ambiguità nel voler risolvere il problema. La Cambogia ha violato le leggi internazionali ma chiunque vuole vedere la pace. Nessuno vuole vedere violenze che si ripercuotano sui civili”.
Insomma, dei presupposti che lasciano intendere che raggiungere degli accordi di pace sarà piuttosto complicato, a meno che non arrivino delle garanzie concrete da parte dei due soggetti esterni, Cina e Stati Uniti. Anche perché la Cambogia ha negato fortemente le accuse mossegli dal governo Thailandese di aver preso come obiettivi i civili, insistendo sul fatto che sia stata la Thailandia a mettere a rischio le loro vite.
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Informazioni su Maria Laura Scifo 34 Articoli
Giornalista pubblicista e direttrice responsabile di Cagliari Live Magazine.

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